KONA

KONA

By |2018-02-05T12:12:57+02:00Ottobre 17th, 2016|Categories: Racconti|

 

Da tanti anni, il sabato della prima settimana di ottobre, ero solito piazzarmi a casa davanti al computer nel pomeriggio tardi, in religioso silenzio, nel tipico clima autunnale milanese preludio all’inverno, intento a guardarmi i Campionati del mondo Ironman, la gara più nota, storica e mitica di triathlon che ogni anno si svolge sull’isola di Kailua-Kona, nota anche come Grande Isola, nelle sfavillanti Hawaii.

Guardavo e sognavo, guardavo e sognavo un giorno di poter essere lì anch’io.

Di Ironman ne avevo già fatti tanti, avevo anche accumulato una certa esperienza, ma purtroppo il mio “motore” non mi avrebbe mai permesso di qualificarmi per la gara più famosa di tutto il circuito.

Si perché per poter andare alle Hawaii bisognava prendere la maledetta qualifica, cioè significava dover fare un tempo da pazzi, assolutamente al di fuori della mia portata, in qualche Ironman del circuito in giro per il mondo!

Rimaneva così per me quello solo un sogno, che potevo vivermi una volta all’anno, attraverso lo schermo di un computer ad osservare questi atleti dai nomi memorabili nuotare, pedalare e correre in quello splendido e al contempo inquietante scenario, che era il campo di gara intorno a Kona.

K-O-N-A anche il nome incute paura e rispetto!

L’oceano Pacifico con la sua nota onda lunga, i rettilinei infiniti e lunghissimi sferzati dal vento e circondati da infinite quantità di massi di tutte le forme e dimensioni di lava nera, il caldo torrido che saliva dall’asfalto e avvolgeva tutta l’aria intorno e per finire ancora gli stessi rettilinei per la corsa finale; partenza e arrivo dalla famosissima Ali’i Drive, unico ambiente civilizzato e popolato di esseri umani prima di buttarsi là fuori in quel desolante paesaggio…………………..ma BELLISSIMO!!!

Si perché per me che lo vedevo e lo sognavo da sempre era invece uno scenario bellissimo, maestoso, unico, regale e inquietante, era l’Ironman di Kona cazzo!

L’8 ottobre del 2016 alle 6.45 di mattina mi trovavo in acqua, avevo dei numeri tatuati sulle braccia, indossavo un body da triathlon del CNM, la mia squadra, una cuffia azzurra, degli occhialini da nuoto e stavo piangendo…

Beh aspettate un attimo perché mi viene da piangere anche adesso mentre lo sto scrivendo…

Ero lì! Ero lì io a Kona e me ne ero reso conto veramente solo in quel preciso istante in cui mi accingevo ad entrare in acqua e a raggiungere la lay-line della partenza un centinaio di metri più avanti.

Ridevo e piangevo allo stesso tempo, non me lo scorderò mai per tutta la vita, mi guardavo intorno, vedevo il famoso pier pieno zeppo di gente (il molo da dove si parte), l’elicottero che volteggiava sopra la mia testa, lo speaker che urlava e io ero lì!

Ridevo e piangevo e cercavo di assorbire ogni istante di quello che per me era sempre e solo stato un sogno visto dallo schermo di un computer e invece ero lì davvero io, in carne e ossa, pronto a partire per la gara di triathlon più famosa del mondo!

E dopo che 2400 atleti ebbero ripetuto in coro alcune mistiche parole hawaiane di buon auspicio per la gara scandite dallo speaker, il colpo di cannone mi fece destare da quell’intensissimo e magico incantesimo e cominciai a nuotare più forte che potevo: la gara era cominciata!

Andrew Messick, il CEO di Ironman, aveva avuto 3 anni fa una geniale idea: quella di poter permettere agli atleti age-group che non sarebbero mai stati in grado di qualificarsi per la finale di Kona, di poter accedere comunque alla finale premiando la loro costanza e lo spirito di appartenenza al circuito Ironman, la loro perseveranza e il loro attaccamento.

Tradotto, questo significava aver completato almeno 12 IM; io ne avevo fatti 19.

Avevo provato nel 2015 e non ero stato preso; avevo riprovato quest’anno e ce l’avevo fatta!

I posti a disposizione erano solo 100 al mondo, ciò significava che dei 2400 partecipanti a Kona, 2300 erano arrivati con la qualifica e 100 erano quelli che avevano vinto un posto con questo sistema che si chiama Legacy Program (è una sorta di estrazione, una lotteria).

La settimana che precede la gara è ricca di eventi, party, feste, serie celebrazioni e cose più ludiche e pazze.

Mercoledì 5 ottobre mi trovavo alle 4 di pomeriggio nell’elegante giardino con annessa piscina del King Kamehameha’s Kona Beach Hotel, quartier generale dell’Ironman, mentre stavo sorseggiando un cocktail rigorosamente analcolico dal colore rossastro (molto buono e rinfrescante devo dire) con gli altri 99 atleti del Legacy Program e ad un certo punto si è palesato e presentato davanti a me Mr. Messick!

Ci voleva conoscere tutti, ha fatto quattro chiacchiere con tutti i presenti, ci ha offerto un mega buffet e poi hanno fatto lui e i suoi colleghi un po’ di discorsi celebrativi e patriottici su quanto ci tengono ad avere atleti come noi.

Non ci hanno ridato i soldi delle iscrizioni che abbiamo pagato per completare i famosi 12 IM…però devo dire che sono dei veri geni del marketing!

E comunque thank you Mr. Messick.

La stessa cosa quel pomeriggio mi è successa con Julie Moss, una gentile e simpatica signora americana di 58 anni, scarpe da tennis, shorts e cappellino, diventata famosa durante l’IM di Kona del 1982 per aver avuto una crisi a poche centinaia di metri dal traguardo mentre era prima, venir superata e tagliare il traguardo in ginocchio in un drammatico arrivo divenuto famoso in tutto il mondo.

Poi, sempre in quel magico pomeriggio, ho avuto anche l’onore e il piacere di conoscere due miti del triathlon degli anni 90’: Mark Allen e Dave Scott!!

Insomma, diciamo che dopo me ne sono tornato eccitato e soddisfatto da questi incontri nella mia stanza d’Hotel.

Un simpatico aneddoto di questo evento organizzato espressamente per i 100 atleti del Legacy Program, è stata la mia prima impressione quando sono arrivato al party; i 99 atleti presenti+il sottoscritto sembravano un gruppo di turisti appena sceso da un pullman in confronto ai fisici muscolosi e tiratissimi di tutti gli altri atleti che circolavano per Kona!

Martedì 4 ottobre invece c’è stata la famosa “Parade of Nations”, in pratica è una sfilata di tutti gli atleti rappresentanti le nazioni partecipanti in gara, che avviene in ordine alfabetico per nazione, si viene dotati di bandiera e di cartello con stampato il nome della nazione che si rappresenta e con partenza sempre dal King Kamehameha’s Kona Beach Hotel si passeggia su tutta l’Ali’i Drive fino ad approdare all’Expo.

Io mi sono “fregato” subito il cartello Italia, la bandiera era già occupata e tra foto, selfie, video, saluti, urla e amenità varie abbiamo fatto questa passeggiata, sentendoci forse un pò tutti come la Pellegrini alle Olimpiadi!

Devo dire che la parte “difficile” di questa passeggiata è stata che in quell’occasione ho avuto modo di conoscere tutti gli altri atleti italiani e la prima domanda che veniva fatta era: “ma tu dove hai preso la qualifica?”.

Dico difficile perché il posto dove era stata presa la qualifica era subito seguito dalla seconda domanda sul tempo di qualifica…e qui potete immaginarvi il livello dei tempi! Devo ammettere che un po’ mi sono “vergognato” dei miei tempi, però poi ho subito puntato ovviamente sulla quantità! Io ne ho fatti 19, e sti’ cazzi!

Il gruppo degli italiani ronzava intorno al nostro pro Degasperi (che arriverà 20° con 8h36’), mentre io me la ridevo con la simpatica amica Cristina Sironi in prima fila passeggiando e sentendomi un piccolo grande uomo.

Il giovedì 6 ottobre è stato invece il giorno del pasta-party.

Ironman organizza una grande festa con un immenso buffet dove presentano la gara, hanno mostrato dei video bellissimi sugli anni passati, sui campioni del passato, hanno invitato illustri atleti sul palco come famosi age-group, dal più giovane 19enne al più anziano, un giapponese 83enne (che chiuderà in 16h49’), c’è stato uno spettacolo di danze hawaiane nei loro tipici costumi e insomma ci hanno fatto sentire speciali, unici, coccolati e accuditi, parte di un grande gruppo alle soglie di una grande prova.

A fine serata c’è anche stato il briefing della gara che ho faticato ad ascoltare perché a quel punto ero stato assalito da un immenso sonno…

Sempre il 6 ottobre ma al mattino alle 7.30 c’è stata la famosa “Underpants Run”, in pratica è una corsa in mutande per l’Ali’i Drive sempre con partenza dal solito Hotel.

Non immaginatevi una vera e propria gara, è una corsa di un km a 6’ al mille dove se ne vedono di tutti i colori! Una specie di carnevale di Rio direi!

La corsa è preceduta dal riscaldamento, che significa fare tutti insieme dei movimenti ridicoli e inconsulti al ritmo della musica sparata a manetta e diretti da due simpatici speaker sul palco.

Io durante la corsa mi sono imbattuto nella delegazione brasiliana che correva in mutande davanti a me e non so perché ma non sono più riuscito a cambiare postazione…

Il venerdì 7 è il giorno precedente la gara e s’inizia a fare sul serio.

E’ il giorno in cui si consegnano la bici e le sacche bike e run, è il vero momento che sancisce l’inizio delle ostilità, ci si separa dalla propria bici, si fanno gli ultimi controlli, si verifica e riverifica se si è messo tutto l’occorrente giusto nelle sacche, le scarpe da corsa nella run-bag e quelle da bici nella bike-bag, ci si ripete che run vuol dire corsa e bike vuol dire bici, lo si controlla sul vocabolario, poi si guarda dentro alle sacche almeno ancora per una decina di volte e infine si va nella zona cambio, si posiziona la bici, si appendono le sacche e si va!

Uscendo viene sempre almeno un dubbio del tipo: “ma avrò messo le scarpe da corsa nella run-bag o nella bike-bag? Mi ruberanno la bici stanotte? Domattina troverò tutte le gomme esplose per il caldo?”.

La mia consegna era tra le 12 e le 14.30, poi avevo tutto il pomeriggio a disposizione per bighellonare in giro, rilassarmi, farmi una doccia e cercare un buon posto per la sera per mangiarmi un bel piatto di pasta…non semplicissimo qui alle Hawaii.

Insomma ero pronto ed era tutto pronto per il grande giorno.

Non ero andato da solo alle Hawaii; innanzitutto c’era la mia famiglia con cui ero in contatto quotidiano via what’s up, face-time, li chiamavo tenendo conto delle 12 ore di differenza di fuso orario, qui mattina e là sera e viceversa, sentivo i bambini che mi chiedevano se gli avevo preso dei regalini hawaiani, sentivo mia moglie Alberta che per la prima volta dichiarerà di essersi anche lei emozionata questa volta e insomma ero in buona compagnia.

Poi ero anche in contatto costante con l’altra mia famiglia, quella del CNM la mia squadra.

Ho ricevuto tantissimi messaggi di auguri, supporto, buona fortuna e in bocca al lupo, ero costantemente in contatto con loro attraverso questo splendido mezzo che è il wi-fi che mi permetteva di mandare foto e immagini quotidiane di questa esperienza cercando di far vivere e trasmettere a tutti gli amici in Italia quello che io stavo vivendo qui.

Alcuni messaggi in particolare li ricorderò a lungo, il caro Jon, Alessandra, Giantri, Tony, LaSimo, il Monte, Lorenza, Peloi, ma tutti gli amici del CNM mi hanno fatto sentire a loro modo la loro vicinanza e presenza.

Adesso però vi devo anche raccontare qualcosa della gara.

Diciamo subito che non ne potevo più di tutto questo carico di emozioni, cominciato già quando 6 mesi fa avevo ricevuto la notizia ufficiale da Ironman che ero stato preso a Kona.

Poi la lunga fase di avvicinamento, la preparazione, i giorni che passavano, le domande degli amici, la partenza, il viaggio e infine la settimana qui alle Hawaii che mi aveva ulteriormente riempito di emozioni; stavo scoppiando!

Il colpo di cannone era stato quindi una liberazione, finalmente la gara era cominciata!

Il nuoto infatti è andato benissimo perché credo di aver iniziato a sfogare lì tutte le intense emozioni che avevo accumulato.

Ho chiuso con un gran tempo per me, 1h9’ e senza muta! Il mare è pieno di pesci, l’acqua è calda e il percorso è facile; 1800 metri tutti diritti a uscire, giro di boa intorno alla barca della giuria e altri 1800 metri a tornare.

Alcuni giorni prima, mentre provavo il percorso di nuoto, ero stato colpito nel vedere al largo una tipica piroga polinesiana attorniata da atleti; mi sono avvicinato e ho scoperto niente po’ po’ di meno che distribuivano a tutti caffè bollente! In mezzo al mare!

Il percorso di bici è facile; drittoni infiniti in leggera salita e drittoni infiniti in leggera discesa, destinazione Havi, località a nord di Kona dalla quale si può proseguire via mare per Maui, la patria del surf.

Sono 90 km al giro di boa e poi ritorno.

Tutto qui? Tutto qui se non ci fosse il caldo e il vento, che soffia in direzione contraria all’andata e in direzione ovviamente contraria anche al ritorno con violente raffiche laterali.

Secondo me quest’anno non ce n’era tantissimo, visti anche i tempi da record che hanno fatto i pro.

Io comunque per darvi un’idea facevo i 15 km/h quando avevo il vento contro ed ero sul drittone in leggera salita.

Il mio tempo finale di bici è stato di 7h17’. Devo qui ringraziare l’amico Luca Bellisomo che ha costretto la famiglia a passare tutte le vacanze d’agosto a Varigotti per portarmi via dai gyn-tonic e dagli spritz e farmi fare qualche km in bici; a dar man forte a Luca è addirittura dovuto arrivare ad un certo punto anche il Presidente del CNM Tony Radici con la First Lady Stefania!

Anche il mio coach Fabrizio Pitonzo non ha avuto sicuramente vita facile nel cercare di allenarmi durante l’anno; lui mi prescriveva una tabella di allenamento e io la cambiavo oppure non la facevo.

Nella settimana in cui io ero a Kona allora abbiamo deciso che lui avrebbe seguito i miei pazienti in studio al posto mio tenendosi gli incassi; gli ho consegnato le chiavi e gli ho detto “Fabri fai come cazzo vuoi!”.

Vi confesserò infine che durante tutta la frazione di bici ho a lungo parlato con la mia bici, la mia Kuotina, pregandola di arrivare integra al traguardo senza farmi brutti scherzi. Non erano allucinazioni, ma ansia che la bici si potesse rompere…tanto la maratona in un modo o nell’altro la si porta sempre a casa!

E così infatti è stato; 5h36’ il tempo in maratona, mentre un po’ di bici gli amici mi avevano “costretto” a farla, di corsa durante la preparazione ne avevo fatta pochina.

Il lungo più lungo era stato di 20 km…quindi sono riuscito a correre o a corricchiare fino al 32° km, poi ho camminato per 7 km e corso gli ultimi 3 quando si fa ritorno sull’Ali’i Drive.

Alle 18.30 tramonta il sole a Kona e fa subito un buio pesto, molti atleti hanno le torce frontali, mentre agli altri danno degli anelli fosforescenti da appendere al collo.

Ho chiuso il mio sogno a Kona in 14h19’.

Non sono in grado di descrivervi il flusso di energie e di emozioni che ho provato negli ultimi km della corsa mentre mi avvicinavo al traguardo. Ce l’avevo fatta. Stava accadendo veramente.

Il traguardo è stato credo un infinito sorriso, a braccia alzate, a dare i cinque, ad applaudire il pubblico e a ringraziarlo, fino ad un balzo che mi è venuto da fare proprio sul traguardo, urlando col braccio alzato a pugno chiuso mentre Mike Reilly, “The voice of Ironman” (un idolo qui a Kona), mi urlava:

“YOU ARE AN IRONMAN!!!”.

 

Tato